martedì 15 gennaio 2008

...senno` a che serve un blog?

se non posso sfogarmi qui, su questa bianchissima carta virtuale, o cibernetica per usare un termine un po' desueto. Non so se scrivere abbia ancora il potere taumaturgico e apotropaico di un tempo. Un tempo si avevano al proprio attivo molti piu` vantaggi.
Il tempo, l'usura, i peccati giocano contro. Affinano le armi mentre io affino gli sbagli.
La vita e` quel tesoro che crediamo di aver per diritto e invece e` da difendere tutti i giorni. Lo sara` questo o forse lo sara` domani o forse tra dieci o venti anni.... piu` in la` non vado per onesta` e pudore. Gli anni sono in numero consistente alle mie spalle. E non e` sempre stato cosi`. Da un lato questo e` un successo. Ci vogliono cosi` tante cose per vedere un buon raccolto o un uomo vecchio che mi stupisco tutte le volte che vedo un buon raccolto e un uomo vecchio (F.G.).
Ma io non sono un uomo vecchio. Non sono un buon raccolto. E non ho passione per la botanica e l'agricoltura. E i miei rami sono aridi e privati delle belle foglie d'un tempo. Ma forse e` solo uno di quei giorni in cui non ti rammenti di difendere il tuo tesoro e squalifichi la vita prima che ella squalifichi te.

martedì 6 novembre 2007

Enzo Biagi

Oggi e` morto Enzo Biagi.
Le cose che accadono sembreranno piu` complicate.
Abbiamo perso lo schietto punto di vista della verita`.

sabato 27 ottobre 2007

Distanza

Come faccio a raccontarti in un pagina, in poche righe, tutta una vita, la mia, quello che ho assaporato della tua, quel che è passato, quel che è rimasto, quel che è fuggito.Come posso far filtrare dal muro dello spazio, forse del tempo, l'abisso, il tutto che si nasconde, perchè così è bene, perchè così è meglio.
Arrivi, mi guardi, mi sorridi. Accetti il mio sguardo, incurante del rischio, inconsapevole di cosa e quanto ci possa essere celato dietro. Se io credessi ancora in qualcosa, accetterei la sfida, accetterei il rischio, ti adulerei con parole suadenti, ti affascinerei con aggettivi astuti... ti rapirei e ti farei mia... e lo avrei fatto in uno dei tanti giorni passati insieme...

Poi i giorni uno in file al successivo decidono per me decidono per te. Dall'alto dei tuoi 19 anni, fidati, il mondo è cosa assai diversa. Tu torni alla tua vita, alle tue relazioni passate presenti future, io alle mie... la macchina (e io con le macchine ci vivo) è troppo pesante per deviare dal suo binario, ci vorrebbero scintille, ci vorrebbero incendi... quelli che i tuoi occhi minacciano ad ogni sguardo quelli che il mio cuore stanco prova a spegnere ad ogni risposta...
Prendo a prestito ancora un po' le parole di Fabrizio De Andrè che sono bellissime che un po' mi assomigliano, che molto ti assomigliano... che troppo ti raccontano:

"Quei giorni perduti a rincorrere il vento,
a chiederci un bacio e volerne altri cento,
un giorno qualunque li ricorderai,
amore che fuggi da me tornerai.
Un giorno qualunque ti ricorderai
amore che fuggi da me tornerai. "

"E tu che con gli occhi di un altro colore
mi dici le stesse parole d'amore,
fra un mese, fra un anno scordate le avrai,
amore che vieni da me fuggirai.
Fra un mese fra un anno scordate le avrai
amore che vieni da me fuggirai. "

"Venuto dal sole o da spiagge gelate,
venuto in novembre o col vento d'estate
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai,
amore che vieni, amore che vai.
io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
amore che vieni, amore che vai."

(F. De Andrè)

venerdì 28 settembre 2007

senza titolo

In questi mesi ti ho mandato un pensiero, un bacio, una canzone. In questi mesi ho lasciato correre via qualche sospiro, qualche dolce aggettivo, qualche sogno... un pizzico di onirico, un pizzico di folle.I giorni in mesi e i mesi in anni... e dolce e silente ti sei seduta piccola e deliziosa in un anfratto del mio vecchio cuore inaridito e li` hai sonnecchiato... e ancora sonnecchi, perche` non so se sono desto e ti scrivo o sogno di scrivere e nel sogno mi porto, ti porto e il tutto scorre via bello ed effimero... folletto mio, quanto.... quanto... vorrei tenerti in braccio posata sul petto... vorrei far tacere per te i rumori, le strida, le avversita`. Vorrei per te mettere in un cantuccio curve e sassi dalla tua strada. Vorrei adornarla di mille rose e duemila calendule, donarti sole e luna commisurati ai tuoi desideri di vita e d'amore... di notturne cautele e di diurne intese. Angelo mio quanto vorrei che il mare fosse un nulla che ci separa, quanto vorrei riassaporare il tuo sguardo e i tuoi sorrisi...
C'e` un luogo nella tua anima dove alberga un freddo gelo. Io lo conosco, io l'ho sentito. Quel gelo e` il prezzo da pagare per chi e` bello come te, chi e` votato al sublime. Quel gelo non svanira` mai del tutto, ti apparterra` e ti sara` compagno non gradito per la vita. Ma tu lo puoi addomesticare, lo puoi rendere familiare... meno doloroso... meno estraneo, sapra` essere un compagno ingombrante ma non piu` odiato.

1200 Km

Scrivere è facile ed è meraviglioso. Scrivere lettere d'amore è straordinario. Scriverne di belle è sublime. Non so se io possa raggiugere il sublime ma mi accontento dello scrivere per te. Che è molto. Che è troppo. Calamitato alle tue espressioni mi scorgo a pensarti troppo, troppo spesso. Pensieri lievi su fondamenta di sogno. Troppo è il richiamo, troppo suadente, troppo vere le tue sofferte e nascoste fragilità, troppo irrinunciabile il desiderio di difenderti. Difenderti dal mondo, difenderti dal troppo bene e dal troppo male. Cullarti tra le braccia notturne, darti una favola serena e uno spazio immenso dove lasciarti correre, lasciare che la luminosità dei tuoi sguardi faccia pace col tutto, senza più lacrime senza più pioggia. Ascoltare i tuoi silenzi, seguire le tue mani nei pindarici sussulti lievi, mentre accarezzano e delineano il mondo. Disegnano la passione. Accarezzare la tua pelle, sentirne l'irrinunciabilità e fondere in un unico corpo, unica mente, unico destino un incontro fortuito.
Troppo fortuito.

(Genova, diversi anni fa...)

Amarcord

Il tempo cura, si dice. O forse il tempo trascina in un oblio mortale tutto e come una marea ineluttabile cancella tracce di ogni passaggio e di ogni passato. Probabilmente ti e` successo un sacco di volte e molte altre ancora ti accadra`. Dopotutto siamo gente di mare, gente che con il porto ha sviluppato un rapporto intimo, di passaggi, arrivi e partenze. E in uno di questi anfratti del mio cuore sei arrivata un giorno tu, cosi` come sono arrivati quasi tutti, senza avvisare dell'arrivo, senza avvisarmi del commiato. Quel che resta e` un tratto di strada, la birra afosa e umida di una notte di burrasca a incontrare sguardi a rintuzzare nostalgie a riavvampare vecchie illusorie e infantili passioni. Ripescando da un passato indomato, proiettando in un futuro improbabile, con un quotidiano troppo incerto. In mezzo: gli sguardi, i tuoi, visti, bellissimi, dolci, profondi. I miei, stanchi. Provati. Chissa` cosa c'e` archiviato nel tuo cuore, chissa` da dove viene questo grande desiderio di essere accudita che percepisco, che annuso e assaporo nelle parole e nei silenzi.... chissa` quanto da vecchio dell'amore che sono diventato io riesca ancora a sentire il giusto, o piuttosto la bella favola che con il tempo ho imparato ad amare. Le belle parole, gli affabulanti aggettivi che vanno delineandosi tra le mie dita, che hanno dell'adulazione il sotterfugio in cuore... per ancorarti un poco, un poco, un poco, di piu` a questo porto, a questo sogno.Quel che resta e` una tessera. Un tassello di un bellissimo mosaico di vita, fatta di lacrime, pioggia e sguardi. Tutto il bello che mi hai dato e` custodito immutabile in una piega del mio cuore, del mio disilluso animo. Fosse ancora vivo l'ardore di un tempo avrei osato di piu`: una breccia profonda nel tuo cuore, cingendoti a me nella parte piu` intima della tua anima, legandoti a doppia mandata, non lasciandoti fuggire piu`. Avrei osato la passione di sguardi, baci e carezze esplorando la natura profonda del tuo io, del tuo corpo, della tua pelle, delle tue labbra, fino a inseguire il sublime...

(Genova, diversi anni fa...)

venerdì 7 settembre 2007

Settembre

Questo e` un po' il crocevia di un anno. Questo punto d'arrivo e di partenza. Cosi` silente la morte dell'estate mi lascia indifferente. Bello settembre. Lo e` sempre stato. L'aria punge. La vita punge. In questa manciata di giorni ci sta tutto, i ritorni le partenze gli addii. In questa manciata di ore che separa dal futuro, il tempo e` sospeso, innaturale, neutrale. Il tempo si disinteressa di me. E i tuoi occhi arrivano, tradotti dal ricordo di altri occhi, di altro blu. I tuoi occhi promettono un blu che non e` gia` piu` tuo, che forse nemmeno esiste che, di certo, tu non approvi; ma che vuoi, il blu e` un vizio, e` uno stile di vita e` un difetto alla nascita, una perversione lunga tutta una vita... il blu e` la mia malattia. La mia pazzia, la mia nostalgia.

sabato 1 settembre 2007

Piccolo passato, piccolo ricordo

A sentirmi ronzare in testa un piccolo sciame di ricordi, a tirarli fuori un incontro, ben interpretato da me, indiretto solare e distaccato, fin bello, credo. Lo sciame indisponente è arrivato rannuvolando il sole ed è passato oltre lasciando quel gusto doloroso del passaggio. Ma il dolore è un piccolo dolore, di un piccolo ricordo. Lui nel ventaglio insieme agli altri, belli. Miei. Dolcemente-amari, sono la vena nera, anima del liquore che mi alimenta; alimenta le rare pagine, alimenta un triste e orgoglioso modo di essere... e scrivere queste righe mi mette un'affilata sciabola tra le mani, mi mette nell'olimpo, mi dona linfa e mi fa chiudere ancora le parentesi di una dissennata abitudine al sussulto.

lunedì 6 agosto 2007

Scrivo pochissimo ormai. Sono distratto dalla vita. E’ giusto così.

Sento nascere nel profondo quella fede di parole, quel parlare sapiente al mio io. Ma questo non trova voce. Non trova le pagine dei miei scritti. Nemmeno è zittito. E’ solo sfuggente. Pensi di poterlo afferrare e sbattere con violenza su carta, ma nel porgere la mano ti accorgi della sua fumosità, del ghigno che ne rimane nell’aria, nel dissolversi che ti lascia confuso, rassegnato.
Il dovere di uomo è di progredire sulla strada della responsabilità. Divenire marito e padre. Cosa potrei mai dire di me a mio figlio ? Quali strade ho saputo tracciare e saprei spiegare a chi chiede una rotta ?
Rotte non ne ho. Verità: nessuna. Sono colui che si è ingannato consapevolmente per una vita e che si è trovato tra le mani la verità che non possedeva… quasi a dimostrare che 2 menzogne fanno una verità.
Non posso negarlo più a nessuno, tanto meno a me stesso. La mia scrittura non esiste senza la mia disperazione. Avrei dovuto saper evolvere e costruire un mondo di parole su un presente che io per primo azzardo a chiamare sereno. Ma le mie parole prive di tormento suonano vuote. L’unico tormento rimastomi è quello di non conoscerne più. I dubbi esistenziali dell’adolescenza sono scemati d’importanza. I dubbi restano… privi di interesse. Non so chi dica che crescendo, maturando le cose cambiano. Le cose amano restare superbamente immutate, assolutamente incuranti delle nostre attenzioni. Siamo noi che per non riconoscere la nostra insensatezza, gestiamo la nostra attenzione, limitiamo le nostre emozioni, mutiamo i nostri desideri. Inseguire l’infinito oltre ad essere un esercizio rischioso è una pratica autolesionista alla quale difficilmente con l’in più degli anni ci si affeziona.L’unica mia speranza è mettere questa penna disoccupata al servizio di nuovi stimoli. Asservire nuove, perché no, più serene peregrinazioni del mio animo. Definire i confini le forme di aspetti più dolci, forse solo in apparenza minori, altrettanto degne di essere misurate, indagate, impaginate. Più discrete, non saltano al cuore, non pretendono e quindi rischiano di rimanere in sordina a lungo. L’ ho già detto: non ne sono ad oggi stato capace. Mi è difficile. Mi è difficile. E’ tutto da imparare. Le favole sono un racconto fatto di sogno difficile ad apprendere a chi del tormento ne ha fatto un’arte.


(Genova, sabato 12 febbraio 2005)

Piccole e difficili

Un sorriso mi guarda di là dalla strada.
Ma lo sbaglio è nella somiglianza.
Il dolore, nel morire del sussulto.
Smemorato, ho l’orologio fermo,
un passo serrato,
una via priva di sorprese.

Casa.

(da un mio scritto di troppi anni fa...)